Prefazione

Se le cose fossero andate in modo diverso da come la storia ci racconta? Se personaggi di epoche diverse si fossero incontrati? Se i piani temporali si sfaldassero ricadendo uno sull'altro?

Il racconto basato sull'ucronia, affidandosi alla sospensione dell'incredulità e riassemblando pezzi di storia, mette in scena l'impossibile. È un po' come quei sogni che, con grande impatto emotivo, rappresentano declinazioni impossibili della nostra esistenza.

L'ucronia, quasi scontata nelle storie di fantascienza, è molto potente anche nelle declinazioni comiche o drammatiche. La storia di Forrest Gump, ad esempio, è costellata da piccole e brillanti ucronie (alcune presenti solo sul film): un giovane e ancora sconosciuto Elvis Presley inventa il ballo che lo renderà famoso imitando il piccolo Forrest che, vincolato dagli apparecchi alle gambe, improvvisa davanti a lui una danza sgangherata; Harvey Ball ha l'epifania dello "smile" osservando la macchia di fango che Forrest ha lasciato su una t-shirt gialla asciugandosi il viso.
Altro esempio illustre è Lui è tornato, di Timur Vermes, dove le vicende di un Hitler catapultato nella Germania del 2011 si divincolano tra dramma e comicità.

In gioventù fui affascinato da Il più grande uomo scimmia del pleistocene di Roy Lewis, dove invece domina l'anacronismo e un gruppo di primitivi con modalità esilaranti affronta problemi del mondo contemporaneo. Uruguru, uno dei racconti qui contenuti, è un piccolo omaggio proprio al romanzo di Lewis.
Alfred è una finta recensione nata dalla domanda: se Jim Morrison fosse ancora vivo? E i protagonisti di Abbey Road, Evoluzioni e La guerra dei robot sono un io narrante indefinito, un uomo comune e sconosciuto, che incontra personaggi noti della storia e ne determina importanti svolte.